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Articolo sole 24 ore.13 Gennaio 2017

Cina e Usa spingono gli acquisti di ville ai Caraibi

È una marea crescente quella che sta lambendo i Caraibi di lusso. Dopo i bassi e la “secca” della crisi del 2008-2009, l’economia della regione continua a essere legata a doppio filo agli Stati Uniti, ma l’ingresso di nuovi investitori e il ritorno degli acquisti di case a scopo di investimento e messa a reddito, unitamente alla possibilità di utilizzo diretto, porta nuova energia in alcune location. Anche se non ovunque. A livello generale va sottolineata la nuova fascia di mercato a favore dei compratori cinesi, che invece prima della crisi erano praticamente assenti. Secondo Knight Frank a partire dal 2012 si è assistito a un aumento del 500% degli investimenti diretti cinesi nelle isole caraibiche di maggior appeal, dalle Bahamas alle Isole vergini britanniche. L’altro indicatore positivo è l’aumento continuativo della fiducia dei consumatori Usa, che ha contribuito a far aumentare i flussi turistici verso l’area, con un aumento del 7% nel 2015. Numeri notevolmente superiori sono poi quelli della Riviera Maya (da Cancun a Tulum, Messico), in aumento di oltre il 10%: la destinazione ha flussi decisamente maggiori delle classiche isole caraibiche e con 88mila camere d’hotel lo Stato di Quintana Roo conferma di essere la prima destinazione turistica dell’America latina. Il Messico chiuderà il 2016 con 35,3 milioni di turisti, dei quali il 40% sceglie Cancun e la Riviera Maya. Tanto che il settore immobiliare, secondo gli operatori, è all’inizio di un nuovo boom, supportato dall’apertura del quarto terminal internazionale dell’aeroporto di Cancun. E l’effetto-Trump, dicono dalla locale Camera di commercio e confermano i costruttori, sarà al contrario, visto che molti investitori latini stanno già disinvestendo dalla Florida per comprare nella Riviera Maya. In tutti i casi e per tutte le destinazioni, difficile fornire indicazioni di prezzo al metro quadrato in quanto possono variare enormemente in base alla location e alla distanza dal mare, ma anche per una forte percezione e relativo apprezzamento delle aree considerate più o meno “in”. St. Barts, dopo anni di stasi, nel 2016 ha visto crescere gli investimenti grazie alla forza del dollaro. Dato che la maggior parte degli acquirenti provengono dagli Usa e poiché lo “sconto” dovuto alla maggior forza sull’euro si traduce in un vantaggio del 21% circa negli ultimi tre anni, il mercato è previsto al rialzo nel 2017. Quella che viene considerata la St. Tropez dei Caraibi non è però alla portata di tutte le tasche, testimonianza ne è il fatto che la fascia di mercato più movimentata è quella dai 3 ai 5 milioni di dollari. Ancor più d'èlite è Mustique, con una fascia di acquisti nel 2016 tra i 5 e i 15 milioni. L’esclusiva isoletta che fa parte di Saint Vincent e Grenadine si riduce a un centinaio di mega ville intorno al famoso hotel Cotton House ed è la soluzione preferita da chi cerca non tanto un rendimento o un capital gain, quanto privacy, sicurezza ed esclusività. Diverso il discorso nella citata Riviera Maya, con un mercato previsto in rialzo non solo in termini di transazioni ma anche di prezzi. La costa che va da Cancun a Tulum si sta posizionando come destinazione di alto livello. Qui i compratori sono spinti, oltre che dalla possibilità di usare la casa durante le vacanze, dai rendimenti da affitto, poiché il tasso di occupazione è particolarmente elevato: i return on investment superano il 7% annuo netto e la domanda si dirige verso i nuovi condo di lusso con programmi di “rental pool” o gestione alberghiera, dove il proprietario può delegare la gestione. A questo si aggiunge lo sviluppo dell’unico parco DreamWorks dell’America latina, che si aprirà tra Cancun e Playa del Carmen. Anche se ancora sono voci, l'investimento inizierebbe con 800 milioni di dollari con una previsione di 4,5 milioni di turisti l’anno. Barbados, Bahamas e Isole vergini britanniche sono invece sì in ripresa dai cali della crisi ma dovranno attendere ancora per vedere un aumento delle transazioni, sia per questioni valutarie sia di offerta. Aruba resta una destinazione di alto livello, ma l'offerta immobiliare è ancora molto limitata.

 

Economia Messicana

Economia Messicana - Costruzioni immobiliari

Fonte Wikipedia.

Il Messico ha un'economia di libero mercato, e fa parte dei paesi con un reddito medio-alto. È all'11º posto fra le più grandi economie del pianeta in termini di prodotto interno lordo misurato a parità di potere d'acquisto.

Secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale, il Messico nel2012 possedeva il secondo reddito pro capite più elevato fra i paesi dell'America Latina in termini nominali a 10.059 $, e il più alto in termini di parità di potere d'acquisto, a 15 363 $.

Dopo la crisi economica del 1994 il Messico ha intrapreso una notevole fase di recupero, modernizzando e diversificando la propria economia. Le recenti amministrazioni hanno anche permesso un miglioramento delle infrastrutture e l'apertura alla concorrenza in settori come quello portuale, ferroviario, delle telecomunicazioni, dell'energia elettrica, della distribuzione di gas naturale e degli aeroporti. La più grande fonte di reddito messicano è il Petrolio Secondo la Goldman Sachs, nel2050 le cinque più grandi economie del pianeta saranno quella di Cina, Stati Uniti, India, Brasile e Messico.

Il Messico è il secondo produttore di autovetture del Nord America, dopo gli Stati Uniti.

 
Mappa dell'Indice di sviluppo umano (HDI) negli Stati del Messico (2004).

      0,80 e più

      0,75–0,799

      0,70–0,749

Secondo il direttore per il Messico presso la Banca Mondiale, la popolazione in condizioni di povertà è diminuita dal 24,2% al 17,6% tra il 2000 e il 2004, passando dal 42% al 27,9% nelle zone rurali nello stesso periodo.Tuttavia la disparità di reddito rimane un problema, ed enormi divari restano non solo tra ricchi e poveri, ma anche tra il nord e il sud del paese, e tra zone urbane e rurali; sono in esecuzione misure di contrasto alla povertà, ad esempio con il programma Probecat riservato aidisoccupati. I netti contrasti in termini di reddito e di sviluppo umano sono altresì un grave problema messicano. Nel 2004 l'indice di sviluppo umano adottato delle Nazioni Unite registrato nel Benito Juárez, un distretto di Città del Messico, e San Pedro Garza Garcia, nello Stato di Nuevo León, riportava un livello simile a quello registrato in Germania e Nuova Zelanda in termini di sviluppo economico, educativo e di aspettativa di vita. Al contrario, Metlatonoc, nello Stato di Guerreropresentava un HDI simile a quello della Siria.

La crescita media annua del PIL per il periodo 1995-2002 è stato del 5,1%. L'inflazione ha raggiunto il livello più basso attestandosi al 3,3% nel 2005, e i tassi di interesse bassi hanno spinto il credito al consumo nella classe media. Il Messico ha sperimentato all'inizio del XXI secolo un periodo di stabilità monetaria: il deficit di bilancio è stato ulteriormente ridotto e il debito estero si è attestato a meno del 20% del PIL.

Le rimesse da cittadini messicani che lavorano negli Stati Uniti hanno raggiunto i 20 miliardi di dollari nel 2004 ed è la settima più grande fonte di reddito estero, dopo petrolio, esportazioni industriali, manufatti, elettronica, industria automobilistica e alimentare.Nel 2008sono stati inviati in Messico 67,5 miliardi di dollari dagli emigranti negli Stati Uniti.

Circa il 90% del commercio messicano è stato messo sotto accordi di libero scambio con oltre 40 paesi, di cui il North American Free Trade Agreement (NAFTA) resta la più significativa. Quasi il 90% delle esportazioni messicane prendono la strada degli Stati Uniti e delCanada,e quasi il 65% delle importazioni provengono da questi due paesi.Altri importanti accordi commerciali sono stati firmati con l'Unione europea, il Giappone, Israele e diversi paesi dell'Europa centrale e del Sud America. Il Messico è diventato un attore importante nel commercio internazionale, tanto che se misurato in dollari il valore delle esportazioni messicane sarebbe il 15º al mondo, e il 10º se l'Unione europea venisse trattata come una singola entità statale,pari circa al totale delle esportazioni di tutti i membri del Mercosur considerati insieme, Venezuela compreso.

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